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Cantina del Rustico 1885

I Giardini di Delfina Croce

Cantina del Rustico 1885

Bardonecchia

Bardonecchia (IPA: /bardo'nekkja/, Bardonecia in piemontese, Barduneice in occitano, Bardonnèche in francese) è un comune italiano di 3.313 abitanti della provincia di Torino, situato in alta Val di Susa. Fa parte della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone ed è il comune più occidentale d'Italia e della regione Piemonte.

Nel secolo IX il paese è attestato come Bardonisca, Bardisca nel 1001 poi come Bardonesca nel 1148 e infine Bardonecchia nel 1365. Il nome sembra legato al popolo dei Longobardi (che si impossessarono della Val di Susa), detti per aferesi 'Bardi', con l'aggiunta del suffisso latino '-iscus' o del corrispondente germanico '-isk', utilizzato per i nomi etnici.

Bardonecchia dunque significa città Longobarda

TERRITORIO

Bardonecchia dista da Torino circa 85 km e sorge a quota 1.312 al centro della conca dove convergono i quattro ampi valloni che alimentano la Dora di Bardonecchia.

LE VALLI E I MONTI CIRCOSTANTI

Si tratta, in senso orario, della Valle Stretta (la cui parte più a monte ricade in territorio francese), della Valle della Rho, del Vallone del Frejus e di quello di Rochemolles (che raccoglie anche le acque provenienti dalla Valfredda). Nella parte media o alta di questi valloni si trovano valichi che mettono in comunicazione la conca di Bardonecchia con la Francia: si tratta rispettivamente del Colle della Scala, stradale, e dei valichi, dotati solamente di sentiero, dei colli della Rho, del Frejus e di Etiache; al di sotto del colle del Frejus transitano due trafori, uno ferroviario e uno autostradale.


Alla conca fanno da corona molte importanti montagne, parecchie delle quali superano quota tremila. In particolare hanno interesse sciistico, per la presenza di impianti di risalita, il Monte Jafferau e il Colomion; sono invece importanti da un punto di vista alpinistico le Dolomiti di Valle Stretta, la Rognosa di Etiache e la Pierre Menue, la più alta vetta delle Alpi Cozie settentrionali. Il Monte Thabor, la Punta Nera, la Punta del Frejus e varie altre cime sono invece di natura principalmente detritica e vengono raggiunte da percorsi escursionistici o sci-alpinistici.
La conca di Bardonecchia comprende un invaso artificiale destinato ad un uso idroelettrico, il Lago di Rochemolles, originato da uno sbarramento sul torrente omonimo.

FIUMI, TORRENTI E LAGHI

Bardonecchia è attraversata da vari torrenti alpini che, a dispetto della denominazione, non vanno praticamente mai in secca. È lambita dalla Dora di Bardonecchia, affluente della Dora Riparia, che scorre appena fuori del centro abitato, praticamente parallela alla strada statale 335, detta di Bardonecchia ed alla linea ferroviaria Torino-Parigi. Nel territorio comunale è attraversata da due ponti stradali che collegano la statale (e l'autostrada A32) al paese. Essi formano una specie di ventaglio imperniato all'uscita del paese, sulla confluenza finale nella Dora, che va dal torrente di Rochemolles al Torrente di Valle Stretta. Procedendo attorno a Bardonecchia in senso antiorario si incontrano:


il torrente di Rochemolles, il cui ramo principale nasce sotto la punta del Sommeiller (3333 m s.l.m.), che dopo aver formato il bacino artificiale di Rochemolles (1978 m s.l.m.), scende arricchendosi delle acque provenienti dai valloni laterali, fra i quali la Valfredda, in direzione Nord - Sudovest e, raccolte le acque dei torrenti che attraversano Bardonecchia, diventa Dora di Bardonecchia:
il torrente del Frejus (detto anche Rio Merdovine), che entra nell'abitato presso Borgo Vecchio (a nord) ed attraversa il paese prima in direzione NS poi piega verso Est dopo essere attraversato da un ponte sulla via Medail (nella parte più alta della medesima) e scende fino a qualche decina di metri a SE della Stazione ferroviaria, unendosi poco dopo al torrente di Valle Stretta. Esso è formato da tre rami principali, ciascuno dei quali alimentato a sua volta da rivoli vari:
il Rio Gauthier, che origina sotto la Punta Nera (3041 m s.l.m.), il
il Rio Chatelard, che origina sotto la punta del Monte Frejus (2936 m s.l.m.)
il Rio Pian dell'Acqua, che origina tra la Punta Bagnà (3129 m s.l.m.) e la Cima del Vallone (3171 m s.l.m.)
(questi ultimi due si uniscono fra loro formando un unico corso d'acqua che poco a valle confluisce al primo, in località Grange Merdovine)
il torrente Rho, formato inizialmente da due rami, quello principale, che origina sotto l'omonimo colle (2650 m s.l.m.), ed il Rio Rebour, che origina sotto la Punta Nera. Esso delimita il paese sul lato ovest, quello più alto, esattamente come la Dora di Bardonecchia lo delimita ad est, nella parte più bassa. Passa dietro il Palazzo delle Feste, per poi unirsi nelle vicinanze di Campo Smith al torrente di Valle Stretta. Fu proprio il torrente Rho che con le sue esondazioni del 1872 e 1873 allagò parte del Borgo Vecchio, distruggendo la cappella del Santo Sepolcro, sita ove oggi sorge il Palazzo delle Feste. Nel 1876 l'esondazione si ripeté ma con esiti meno drammatici.[3][4]
il torrente di Valle Stretta, che origina sotto il massiccio del Monte Thabor (3178 m s.l.m., in territorio francese) e parte delle cui acque, intercettate con uno sbarramento poco prima di entrare in territorio italiano, alimentano attraverso un canale di derivazione una piccola centrale idroelettrica dell'ENEL. Già in territorio italiano, all'inizio del falsopiano del Pian del Colle accoglie le acque del Rio Guilaud che ha origine sotto il Passo della Mulattiera. Il torrente, il cui alveo è sito ai piedi del complesso montuoso Selletta - Monte Colomion, segna il confine sudorientale delle frazioni Melezet e Les Arnauds per poi unirsi, poco dopo Campo Smith, al torrente della Rho e successivamente con questo alla Dora di Bardonecchia.

UN PO DI INFORMAZIONI... STORIA E PERSONAGGI

Verso la fine del XIX secolo l'estensione della rete ferroviaria italiana ha fortemente accorciato le distanze fra Bardonecchia ed i tre poli industriali e mercantili del Nord Italia: Milano, Torino e Genova. Questo, unitamente alle caratteristiche peculiari della conca di Bardonecchia, quali fra le altre un certo riparo dai venti freddi di tramontana ed un territorio ampio e non troppo ripido, ne ha fatto una mèta molto apprezzata dal turismo residenziale d'élite, incrementato dall'effetto "pubblicitario" dell'assidua presenza, nei periodi di relax, dello statista Giovanni Giolitti. Sono sorte quindi numerose ville signorili, alcune dotate di ampi giardini o piccoli parchi. Un'ulteriore spinta in questo senso l'ha fornita lo sviluppo dello sci alpino, che qui ha trovato, all'inizio del Novecento, una delle sue prime sedi. Questa situazione è rimasta tale fino alla fine degli anni cinquanta, quando il boom economico italiano ha reso disponibili risorse finanziarie ai ceti dirigenziali ed impiegatizi.


Negli anni sessanta, settanta[5] ed ottanta e più lentamente nei novanta, Bardonecchia ha visto il moltiplicarsi dell'edilizia condominiale, che si è insediata negli ampi spazi verdi disponibili o al posto di vecchie case in pietra, più o meno fatiscenti, abbandonate dai proprietari causa l'assenza di servizi e comfort, ormai irrinunciabili per i tempi.[6] Il fenomeno ha interessato naturalmente anche le borgate limitrofe del nucleo del paese: Les Arnauds e Melezet, ove non esistono quasi più edifici che non abbiano subìto una radicale ristrutturazione. Ad oggi il numero delle unità abitative a disposizione di non residenti è di un ordine di grandezza superiore a quello relativo alla popolazione residente o ivi domiciliata per ragioni di lavoro. L'apertura del traforo stradale del Frejus, avvenuta nel 1980, e quella dell'autostrada A32 nei primi anni novanta, hanno contribuito a rendere più "vicina" Bardonecchia ai poli industriali.


La via principale di Bardonecchia è via Medail, sulla quale si affaccia il maggior numero di negozi del paese. Via Medail è una strada in salita, lunga circa un chilometro, che collega la stazione ferroviaria alla parte vecchia di Bardonecchia (Borgo Vecchio). È la via del passeggio e degli incontri. Dall'altra parte della ferrovia, unito a via Medail da un sottopasso ferroviario che risale alla metà degli anni settanta (ma che è anche raggiungibile direttamente dalla statale), sorge il cosiddetto Borgo Nuovo, creato a suo tempo per soddisfare alle esigenze di alloggio di coloro che lavoravano, nella seconda metà del XIX secolo, al traforo ferroviario del Frejus.
Le frazioni di Bardonecchia sono: Les Arnauds, Melezet, Millaures e Rochemolles.

STORIA

Originariamente la conca di Bardonecchia era occupata da un lago, alimentato dai torrenti alpini ed avente come emissario la Dora di Bardonecchia. A testimonianza di ciò vi è l'antica denominazione della chiesa parrocchiale di Bardonecchia, Santa Maria ad lacum, eretta nell'attuale Borgo Vecchio ed al posto della quale sta ora la nuova Chiesa parrocchiale eretta nella prima metà del secolo XIX. Il lago sarebbe stato prosciugato dai Saraceni che l'occupavano nel corso del secolo X. In effetti la breve strettoia che s'incontra lungo la strada statale 335, detta di Bardonecchia, qualche centinaia di metri prima dell'abitato, nella quale trovano spazio solo il corso della Dora di Bardonecchia e la statale stessa, è ancor oggi chiamata: Località Roccatagliata.[9] Qui i Saraceni avrebbero aperto il varco alle acque del lago tagliando la corta parete rocciosa che univa le pendici del monte Jafferau a quelle del Bramafam, formando così uno sbarramento naturale.


Anche se non vi è dubbio, da reperti trovati in loco, che la zona fosse abitata da popolazioni di origine celtica già prima del periodo di occupazione romana della Gallia, Bardonecchia viene menzionata per la prima volta in un documento che riguarda la fondazione dell'Abbazia di Novalesa, del 726, ove si menziona quello di Bardonecchia come uno dei territori posti sotto la giurisdizione di quell'Abbazia

Nel 906 i Saraceni, partiti da una loro base di Lagarde-Freinet in Provenza, giunsero fino all'Abbazia di Novalesa, saccheggiandola, e si stabilirono in Alta Valsusa fino alla fine del primo millennio, quando furono scacciati definitivamente dalle truppe di Arduino Glabrone. Nel 1001 l'imperatore Ottone III confermò Olderico Manfredi I nella signoria della marca di Torino che includeva anche Bardonecchia. Si hanno notizie di una signorìa che faceva capo a certi Bardonnèche, il cui capostipite, Witbaldo, che aveva combattuto i Saraceni partecipando alla loro cacciata, morì nel 1050 dopo aver dominato anche su Oulx, Cesana, le valli del Monginevro e di Névache. Da quel periodo Bardonecchia venne contesa fra i conti di Savoia ed il Delfinato dei conti di Albon. Con la morte di Adelaide di Susa, il territorio di Bardonecchia finì nell'orbita della signoria dei Delfini di Vienne, come erano chiamati i conti di Albon. Alla fine del XII secolo la spuntarono infatti gli Albon e Bardonecchia divenne feudo del Delfinato, ma conservò una certa autonomia amministrativa.
Uno di loro, Ghigo VIII, accordò nel 1319 a Bardonecchia ed alle due comunità limitrofe, Rochemolles e Beaulard, uno statuto.


Nel 1334 un Bardonnèche, Francesco, signore di Cels, si ribellò ad Umberto II del Delfinato: il castello di Cels fu demolito e Francesco fu condannato a morte e poco dopo giustiziato. Con la cessione del Delfinato a Filippo VI di Francia da parte dello stesso Umberto II del Delfinato, avvenuta il 30 marzo 1349, anche Bardonecchia divenne feudo francese.

Durante le guerre di religione francesi Bardonecchia fu teatro di un sanguinoso scontro fra le parti avverse. Nel 1562, dopo una serie di scontri seguenti la devastazione della Prevostura di San Lorenzo di Oulx, avvenuta il 22 luglio, da parte di un cospicuo contingente di valdesi, un gruppo di questi venne spinto dalle truppe cattoliche al comando di Claude Arlaud Borel detto La Casette, a rifugiarsi in Bardonecchia. Qui la maggior parte di loro (tra i duecento ed i quattrocento) soccombette mentre i rimanenti (circa 150) si rifugiarono nella fortificazione Tour d'Aumont da dove vennero snidati con il fuoco dal La Casette e trucidati.


La posizione di Bardonecchia era relativamente meno esposta ai continui passaggi di truppe francesi lungo la Valle di Susa, ed alle relative devastazioni, che hanno caratterizzato il periodo fra il 1550 ed il 1700, trovandosi fra i due valichi principali, il colle del Monginevro e quello del Moncenisio che assorbivano gran parte del movimento.

Nel corso della guerra di successione spagnola (1701 - 1714) le truppe sabaude del generale Rehibinder salirono nel luglio 1708 dalla Val Moriana al colle della Rho e ridiscesero su Bardonecchia occupandola. Percorrendo la stessa via il duca di Savoia entrò in paese il 1º agosto e Bardonecchia prestò giuramento di fedeltà a Vittorio Amedeo in Susa il 1º gennaio 1709. Da allora Bardonecchia non apparterrà più alla Francia: il suo “passaggio” al Ducato di Savoia (e Regno di Sicilia) verrà sancito dal Trattato di Utrecht (febbraio 1713).
Ma i francesi tornarono. Nella primavera del 1794 le truppe rivoluzionarie, scese dai colli della Scala e della Rho entrarono in Bardonecchia occupandola. Ritiratisi a seguito della caduta di Robespierre, ritornarono in concomitanza con la prima Campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte. Con l'abdicazione di Carlo Emanuele IV di Savoia, l'8 dicembre 1798, Bardonecchia seguì le sorti del Piemonte, divenuto prima Repubblica del Piemonte, stato fantoccio sotto la Francia rivoluzionaria quindi, per volere di Napoleone, 27ª Divisione Militare francese (aprile 1801) e poi, nel settembre 1802, territorio francese a tutti gli effetti (sei dipartimenti). Tornò poi ai Savoia solo dopo la caduta di Napoleone (1814).

Nel 1832 un imprenditore di Lione (precedentemente commissionario in dogana) nativo di Bardonecchia, Giuseppe Francesco Medail, ebbe l'idea di realizzare un traforo ferroviario per collegare Torino alla Francia e nel 1840 presentò un memoriale al re Carlo Alberto nel quale descriveva un tunnel ferroviario sotto il colle del Frejus. Médail morì a Susa nel 1844 poco prima di veder coronato il suo sogno. Sempre nello stesso anno, infatti, un ministro di Carlo Alberto, Luigi Des Ambrois (1807 – 1874) nativo di Oulx, riprese l'idea e commissionò gli studi preliminari all'ingegnere belga Henri Mauss. Il progetto definitivo venne redatto da Germain Sommeiller, Sebastiano Grandis e Severino Grattoni. Il 31 agosto 1857, il re Vittorio Emanuele II ordinò l'inizio dei lavori di scavo del tunnel con un finanziamento di 42 milioni di lire. I lavori furono diretti dall'ingegnere Sommeiller. La cessione della Savoia alla Francia da parte del Regno di Sardegna nel 1860 non ebbe che l'effetto di provocare un breve ritardo ed i lavori proseguirono. Lo scavo della galleria venne completato il 25 dicembre 1870 ed il traforo fu inaugurato il 17 settembre 1871.


L'apertura del traforo ferroviario del Frejus ha conferito a Bardonecchia lo status di città di confine, con tutte le conseguenze del caso, quindi, fra le altre, l'incremento demografico dovuto alla massiccia presenza di forze dell'ordine (Polizia, ferroviaria e non, Carabinieri, Guardia di Finanza) e poi funzionari doganali, agenzie di trasporti, personale ferroviario, ecc. con un deciso incremento dello sviluppo economico della località, prima limitato alle poche risorse dell'economia agricola di montagna.
Alla fine dell'Ottocento venne costruito il Forte Bramafam per difendere da eventuali attacchi francesi l'imboccatura del traforo ferroviario del Frejus.

Inizialmente il turismo interessava soprattutto la stagione estiva; soltanto nel Novecento si cominciò a parlare anche di turismo invernale. Nel 1908 fu fondato lo Sci Club Bardonecchia e nel 1911 i fratelli Smith diedero spettacolo coi salti dal trampolino in una zona che poi prenderà il loro nome, Campo Smith. Nel volgere di qualche anno il paese si trasformò, diventando una nota località turistica frequentata, tra gli altri, dallo statista Giovanni Giolitti. Con la seconda guerra mondiale le attività turistiche si fermarono.


Col trattato di pace del 1947 Bardonecchia perse la Valle Stretta, ceduta alla Francia. Nel secondo dopoguerra il paese sviluppò la sua vocazione turistica con la proliferazione degli alberghi e poi delle seconde case. Contemporaneamente, all'economia di Bardonecchia contribuì la presenza del personale impiegato negli uffici della dogana, che restò in servizio fino al 1993, quando entrò in vigore nei paesi dell'Unione europea la libera circolazione delle merci.


Un ulteriore rafforzamento della sua vocazione di transito si ebbe nel luglio del 1980 con l'apertura del Traforo stradale del Frejus e poi con il completamento dell'autostrada Torino-Bardonecchia (A32) a metà degli anni novanta.

Nel 1995 venne sciolto per mafia il consiglio comunale di Bardonecchia, primo caso al nord-Italia, e unico fino allo scioglimento del consiglio comunale di Bordighera nel 2011.

Nel febbraio 2006 Bardonecchia è stata una delle sedi dei XX Giochi olimpici invernali, per i quali ha ospitato le gare di snowboard; è stata anche sede di uno dei tre villaggi olimpici. Nel gennaio del 2007 ha ospitato inoltre le gare di sci alpino e snowboard dell'Universiade invernale 2007, mentre dal 17 al 19 ottobre 2008 ha ospitato la Prima Assemblea Nazionale dei Pionieri della Croce Rossa Italiana, un evento di importanza internazionale e storica (dopo oltre 60 anni di esistenza della Componente Pionieri questa è stata la prima Assemblea Nazionale).

ARTE

A Bardonecchia non mancano esempi di fervore artistico ed architettonico. Accanto a manufatti lignei e in pietra, affreschi e retables troviamo esempi di architettura di rilievo, quali il campanile trecentesco della chiesa parrocchiale e la medesima, la Tour d'Amoun, parte di uno dei castelli signorili dei feudatari del paese, la famiglia De Bardonisca (nella vulgata francese, De Bardonnèche).

TURISMO

Bardonecchia si trova al centro di una conca soleggiata, punto di partenza per usufruire di piste da sci d'inverno e del bike park d'estate.

Il turismo è la risorsa economica fondamentale per gran parte dei Comuni appartenenti all'Alta Valle Susa: una vocazione turistica costruita gradualmente e consolidatasi nel tempo in grado di offrire oggi 7.000 posti letto in strutture alberghiere (dall'hotel a 4 stelle alla pensione a gestione familiare) ed altri 7.000 nella recettività extralberghiera (residences, rifugi e campeggi). Nei periodi di alta stagione si contano punte di circa 30.000 presenze turistiche giornaliere che utilizzano, oltre alla recettività alberghiera ed extralberghiera i numerosi appartamenti in affitto e abitazioni secondarie.

La dotazione turistica comprende: ristoranti tipici, enoteche, birrerie, pizzerie, discoteche, piano bar, cinema, locali notturni, campi sportivi - calcio, tennis, pallavolo, pallacanestro, bocce - e palazzetti per lo sport, palestre, fitness center, piscine coperte e campi da golf in quota, integrano l'offerta delle strutture ed attrezzature invernali.

Anche il turismo congressuale, la musica, il teatro e gli spettacoli possono oggi contare sulla struttura del Palazzo delle Feste di Bardonecchia.

Le attività sportive invernali si concentrano nei comprensori sciistici gestiti dalla società degli impianti di risalita.

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