Overblog Segui questo blog
Edit page Administration Create my blog

Cantina del Rustico 1885

I Giardini di Delfina Croce

Cantina del Rustico 1885

Sant'ambrogio (di Torino)

Sant'Ambrogio di Torino (Sant Ambreus in piemontese) è un comune italiano di 4.850 abitanti della provincia di Torino. Si trova all'imbocco della val di Susa, fa parte della Comunità montana Valle Susa e Val Sangone, ed appartiene alla diocesi di Susa. La festa patronale dedicata a san Giovanni Vincenzo (Giovanni da Besate), fondatore della sacra di San Michele si celebra ogni anno la domenica più vicina al 21 novembre. Compatrono della Comunità è sant'Ambrogio.

I quattro borghi di Sant'Ambrogio:

Borgo Di Sopra-Di Mezzo,
Borgo Di Sotto-Savellera,
Borgo Bertassi-La Braida,
Borgo Falconero-Viandotta.

STORIA

Sant'Ambrogio è un borgo di antiche origini posto al confine tra le terre dei Burgundi e dei Longobardi, che assunse notevole importanza dal punto di vista strategico a partire dal VI secolo divenendo parte del territorio della Langobardia Maior. Nell'anno 773, fu teatro dell'epico scontro che contrappose le truppe dei Franchi comandate da Carlo Magno all'esercito longobardo di Adelchi (principe), figlio dell'ultimo rex Langobardorum, Desiderio (re) che già allora in zona avevano avviato il culto micaelico presso i Longobardi nell'estremo nord-ovest del Regno Longobardo. A seguito della battaglia delle chiuse longobarde divenne parte dell'Impero Carolingio.


Il paese assunse il nome di sant'Ambrogio probabilmente nel VI secolo con l'arrivo dei Longobardi a lui devoti, che in zona avevano costituito l'ultimo presidio al confine con il Regno dei Franchi. nel IX e X secolo la Valle fu teatro delle scorrerie e dei saccheggi dei Saraceni, che furono cacciati ad opera di Arduino il Glabro nel 941 che fondò la Marca di Torino. Sant'Ambrogio è ancora citato in documenti dell'anno 1000, e venne donato dapprima alla appena fondata abbazia benedettina della sacra di San Michele nel 1007 dal Vescovo di Torino Gezone, e poi all'abbazia di San Giusto di Susa nel 1029, donazione confermata nel 1147 da Amedeo III di Savoia parte della Contea di Savoia. Successivamente, il 29 aprile 1162, l'imperatore Federico Barbarossa concede in investitura all'abate Stefano della Sacra, il territorio di Sant'Ambrogio, che tornò dunque sotto la giurisdizione della sacra di San Michele. Nel 1164 l'Imperatore fece trasferire da Rainaldo di Dassel le spoglie dei Re Magi da Milano a Colonia facendole transitare dalla Valle di Susa. Un altro passaggio importante si avrà due secoli dopo nel 1578 per il trasferimento della Sindone da Chambery a Torino. Nel XIII secolo lo sviluppo del borgo sembrava proseguire senza sosta, fino al 19 maggio 1363 quando le truppe mercenarie inglesi, capitanate da Filippo II di Savoia-Acaia col sostegno dell'abate Pietro III di Fongeret distrussero il palazzo abbaziale di Sant'Ambrogio e ne saccheggiarono il borgo.


Con l'arrivo dei Savoia nel XVI secolo e l'appartenenza al Ducato di Savoia seguì un periodo di ricostruzione per il palazzo abbaziale di Sant'Ambrogio ed il borgo che, di proprietà della Sacra, venne ricostruito per poi essere nuovamente lesionato il 9 e 10 luglio 1630 nel corso dell'assedio di Sant'Ambrogio durante un'altra epica battaglia nella piana tra Sant'Ambrogio ed Avigliana tra l'esercito piemontese e l'esercito francese, che vedeva contrapposti Carlo Emanuele I di Savoia e le truppe del Re di Francia Luigi XIII comandate dal maresciallo di Montmorency. Nel XVII secolo il borgo continuò ad essere di dominio sabaudo, e venne nuovamente occupato e semidistrutto ancora dai francesi durante l'assedio di Torino del 1706. Nel 1798 Sant'Ambrogio, come tutta la valle di Susa passò sotto il dominio napoleonico fino al 1814.


A partire dal 1859 e fino al 1926 territorialmente faceva parte del Mandamento di Avigliana nell'ambito del Circondario di Susa. Il 21 dicembre 1862 con regio decreto di re Vittorio Emanuele II assunse il nome di "Sant'Ambrogio di Torino".


A partire dal 1871, fino al 1953, l'economia del paese è stata beneficiata dall'attività del Maglificio Fratelli Bosio.

LUOGHI D'INTERESSE STORICO

Palazzo abbaziale di Sant'Ambrogio (1176) indicato tra i castelli in Val di Susa (restaurato nel periodo 2002-2005) (visitabile durante le manifestazioni)
Tracciato dell'antica chiesa romanica (XIII secolo) (tracciato visibile su piazza IV novembre)
Cinta muraria di Sant'Ambrogio a struttura quadrangolare (XIII secolo) (visita esterna)[8]
Palazzo del Feudo di Sant'Ambrogio (XIII e XVIII secolo) (visita esterna)

Torre Campanaria di Sant'Ambrogio (XI secolo) Campanile romanico alto 37 metri (visitabile durante le manifestazioni)
Torre Comunale di Sant'Ambrogio (XIII secolo) con affreschi del XIII secolo (visitabile durante le manifestazioni)
Torre della Cinta Muraria di Sant'Ambrogio (XIII secolo) (visita esterna)
Torre della Dogana di Sant'Ambrogio (XVIII secolo) (visita esterna)
Torre del Palazzo del Feudo di Sant'Ambrogio (XVIII secolo) (visita esterna)
Torre MFB della Manifattura Fratelli Bosio di Sant'Ambrogio (Anno 1871) ora distrutta
Torre della Bell'Alda alla Sacra di San Michele in Sant'Ambrogio (XII secolo) nel Complesso Abbaziale della Sacra di San Michele

EDIFICI E MONUMENTI RELIGIOSI

Sacra di San Michele (anno 986), monumento simbolo del Piemonte
Ruderi dell'antica chiesa di San Pietro (XI secolo) in Borgata San Pietro (visita esterna)
Santuario di Nostra Signora di Fatima, in Borgata San Pietro, costruita nel 1715 come chiesa dedicata a sant'Anna e dal 1943 divenuta il primo santuario italiano dedicato alla Vergine di Fatima
Chiesa di San Giovanni Vincenzo (1763) architetto Bernardo Vittone (visitabile ogni giorno)
Chiesa di San Rocco (Sant'Ambrogio di Torino) (XVII secolo) ora Centro culturale San Rocco
Chiesa Beata Vergine delle Grazie (Sant'Ambrogio di Torino) (1720) (visita su richiesta)
Antichi piloni votivi (XVII- XX secolo)
Pilone Votivo di Santa Barbara (XX°sec.) situato in Via Susa e restaurato nel 2013
Via Crucis Sant'Ambrogio-San Pietro - 15 grandi stazioni in pietra lungo l'antica mulattiera (1943)

FONTANE

Fontana del Paschè (1751) situata all'incrocio di via Umberto I° e via Caduti per la Patria
Fontana della Rustà (1751) situata all'incrocio di via Umberto I° e via Antiche Mura
Fontana di Via Umberto I° (XIX°sec.) chiusa nel 1996
Fontana del Mulino (XIX°sec.) abbattuta nel 1987
Fontana CAI UGET (XX° sec.) alla 3ª Croce della Mulattiera S.Ambrogio-San Pietro
Fontana del Pilone Lombardi (XIX° sec.) alla 10ª Croce della Mulattiera S.Ambrogio-San Pietro
Fontana del Piazzale di San Pietro (XIX°sec.) in Borgata San Pietro
Fontana S.Anna (XIX°sec.) in Borgata San Pietro

MITI E LEGGENDE

La Sacra di San Michele sorge sul Monte Pirchiriano. Si tratta di un'abbazia dalla forma assai caratteristica, fondata verso il 1000 da San Giovanni Vincenzo, già arcivescovo di Ravenna, in sostituzione forse di un tempietto longobardo dedicato all'Arcangelo Michele. La leggenda dice che la cappella sia stata eretta pezzo a pezzo da angeli e da colombe, trasportando il materiale di una chiesetta preesistente sull'opposto Monte Caprasio. In realtà quest'enorme complesso di edifici fu fatto erigere intorno al Mille dall'alverniate Hugon de Montboissier per i monaci benedettini. In un momento storico, non meglio precisato, in cui la valle era percorsa da mercenari e conquistatori dediti ad ogni sorta di razzia e di torbida azione la gente terrorizzata si rifugiava sul monte Pirchiriano (dov'è edificata la Sacra di San Michele). Durante una di queste incursioni un gruppo considerevole di valligiani speravano di trovare nel monastero la protezione per sottrarsi alla furia dei soldati. Fra di loro c'era anche una giovane bellissima di nome Alda che, proprio per la sua prestanza fisica, era chiamata Bell'Alda. Dopo aver saccheggiato le case a valle i soldati si misero sulle tracce dei fuggiaschi e ben presto salirono al monastero. Qui rubarono tutto il possibile, uccisero i monaci e gli sfollati, non prima però, di aver oltraggiato le donne. Solo Alda riuscì a sottrarsi rifugiandosi in un torrione (che ancora oggi porta il suo nome e di cui restano solo più i ruderi). Qui la giovane si mise a pregare intensamente la Madonna e quando i soldati la raggiunsero raccomandò la sua anima alla Vergine e si buttò nel vuoto piuttosto di finire tra le grinfie di quelle furie umane. La sua fede così viva la salvò: la Madonna mandò in suo soccorso due angeli che discesi dal cielo la presero per mano e l'accompagnarono nel volo depositandola dolcemente a terra. Qualcuno dice che la vanità è femmina e per la Bell'Alda mai proverbio fu più azzeccato. Infatti, quando finirono le scorrerie, passata la paura e tornata la serenità, Alda andò in giro a pavoneggiarsi della sua impresa, ma nessuno dei paesani volle crederle. Allora Alda si infuriò per tanta incredulità e sfidò tutti riproponendo il salto nel vuoto. Ma questa volta la sua superbia fu punita e quando, davanti ai paesani sgomenti, si lanciò dal torrione si sfracellò sulle rocce sottostanti. Di lei non rimase nulla tanto che un detto piemontese recita «'l toc pi gross a l'è l'ouria» ovvero «il pezzo più grosso è l'orecchio»

Condividi pagina

Repost 0