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Cantina del Rustico 1885

I Giardini di Delfina Croce

Cantina del Rustico 1885

Villardora

Villar Dora (Vilar Dòra [vilarˈdɔra], oppure o Vilar [ʊviˈlaː] in piemontese) è un comune italiano di 2.951 abitanti della provincia di Torino, compreso tra il versante orografico sinistro della Val di Susa ed il fiume Dora Riparia. È parte della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone.

L'antico nome del paese (Villar d'Almese) deriva forse da Villa ad Mensam (dal nome latino del torrente Messa) che indicava un modesto stanziamento agricolo sorto nell'alto medioevo attorno ad una fortificazione ove più tardi sarebbe stato costruito il Castello. Il nome del Villar viene citato per la prima volta nel diploma del 31 luglio 1001 con cui l'imperatore Ottone III conferiva un'investitura feudale ad Olderico Manfredi. Solo nel 1885 il paese ha assunto l'attuale nome di Villar Dora. Non di rado capita di trovare scritto, in modo erroneo, «Villardora» (senza spazio): la sola dicitura corretta, utilizzata ufficialmente dal Comune, è invece quella di «Villar Dora».

TERRITORIO

Il comune di Villar Dora è situato nella bassa Valle di Susa, a circa 26 km da Torino. Confina a nord con Rubiana, a ovest con Caprie, a sud con Avigliana e Sant'Ambrogio di Torino e a est con Almese.


Il territorio comunale è situato sulla sinistra orografica del fiume Dora Riparia. Nella zona pianeggiante (tra i 345 ed i 400 m) si concentra la maggior parte popolazione, mentre nella zona collinare (400 – 800 m), costituita dai primi contrafforti delle alpi Graie, sorgono numerose borgate. La parte montuosa (800 – 1508 m) non risulta invece antropizzata.


L'ambiente di pianura non urbanizzato è costituito da prati e coltivi (alberi da frutto e da taglio, cereali), mentre quello boschivo è costituito fino ai 1000 m da latifoglie come querce, castagni, aceri, frassini e noccioli. A quote superiori sono invece presenti i faggi, gli ontani, le betulle e le conifere (pini, larici, abeti).


Il dislivello totale varia da 345 a 1508 m s.l.m.: il punto più basso si trova nei pressi della bealera (fosso) di Caselette al confine con il comune di Avigliana, mentre quello più alto è costituito dalla vetta del monte Caprasio (o Rocca Sella).


Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003
Classificazione climatica: zona E, 2904 GR/G

STORIA

In epoca romana sorgeva, presso la rocca del castello, un posto di vedetta per la sorveglianza dello sbocco della Valle di Susa verso la pianura Padana. Tale posizione risultava strategica perché nei pressi del vicino Monte Pirchiriano si trovava il confine amministrativo e religioso dell’Italia metropolitana. Poco oltre, presso la zona di Ocelum (tra Caprie, Novaretto e Chiusa di San Michele), la giurisdizione era già della Gallia transalpina.


Tra gli scritti riguardanti il medioevo vi è un documento del 1287 che descrive i principali edifici, fra cui:


La Torre del Colle (Tor do Còl in grafia piemontese), un possente torrione cilindrico edificato in stile romanico verso l'inizio del basso medioevo, situato presso l’omonima borgata alle pendici della collina della Seja. Questo faceva verosimilmente parte di un complesso sistema di vigilanza che comprendeva castelli, torri, forti e casematte dislocati lungo tutta la valle.
Il Castello di Villar Dora, forse l’insediamento più antico del paese, situato in una zona dalla quale è possibile controllare buona parte della bassa valle di Susa. Nel basso medioevo vi era un complesso di torri unite da una cinta muraria. La struttura attuale risale al XV secolo quando, per volere dei feudatari della famiglia Provana, furono costruiti il Palacium, l’ala di Margaretha de Rotariis e la torre. La dipendenza detta Ca’ Bianca risale al XVII secolo, mentre i giardini furono realizzati nel XIX secolo per volere del conte Annibale Antonielli d'Oulx.
Si ritiene che la chiesa parrocchiale sia stata fondata nell'VIII secolo circa, ad opera dei monaci benedettini dell'Abbazia della Novalesa. Originariamente edificata in stile romanico, fu successivamente ristrutturata secondo lo stile barocco nel XVII secolo.


I feudatari del Villar erano vincolati da legame vassallatico al conte di Savoia ed erano per questo tenuti, in caso di guerra, a provvedere al reclutamento degli uomini abili.


I secoli XII, XIII e XIV videro una successione di varie famiglie feudatarie: De Thouvet sive De Sala, De Mont Vernier, Aiguebelle, Bergognino, Provana: fra essi, questi ultimi furono coloro che ebbero maggior rilevanza storica. Col passare dei secoli, il potere politico passò gradualmente dalle famiglie dell’antica aristocrazia savoiarda a quelle dei nobili (e spesso banchieri) del Piemonte, transizione che si poté dire compiuta nel '400.


Altri documenti dell'epoca presentano informazioni di carattere prevalentemente fiscale, focalizzati sulle imposte e sulle tasse.


Secondo la tradizione (forse una leggenda) nell’anno 1418 Papa Martino V Colonna soggiornò al Villar di ritorno dal Concilio di Costanza, dopo una visita alla celeberrima abbazia della Novalesa, cui Abate Commendatario era a quel tempo un Provana del Villar.

Il periodo dell'Età Moderna vide alcune ondate di pestilenza, documentate grazie alle esenzioni fiscali che furono concesse in queste occasioni. Le esenzioni ricorrevano inoltre in caso di guerre ed eventi atmosferici distruttivi come le grandinate.


Nel XVIII secolo avvenne la prima regolamentazione organica delle attività agricole con l'emissione dei «bandi campestri» da parte dell'autorità comitale:


« Non sarà permesso a chi si sia di piantare, né far piantare qualsisia sorta d'Alberi in vicinanza delle Case, Prati, Alteni, Campi, e possessioni altrui, salvo colla distanza legale, sotto pena d'un Scudo d'oro per caduna Pianta, e per caduna volta, oltre tutte la spese per la remossione d'essa. »
(Estratto dai Bandi Campestri per il luogo del Villar vicino Almese, formati dal Vassallo Gaspare Provana Signori di detto Luogo - 1731)

In età napoleonica il paese fu conquistato dall'esercito francese e annesso al cantone di Rivoli.


Nel medesimo periodo si estinse la dinastia Provana del Villar, con l'avvicendamento per successione dinastica degli Antonielli d'Oulx, cui ancora oggi il castello appartiene.


Nel corso del XIX secolo, in seguito alla Restaurazione, la situazione rivoluzionaria si placò gradualmente. Il substrato "sociale" del Villar, originato dalle idee giacobine e cresciuto nel corso dell'Ottocento, diede vita sul finire del secolo alla Società Cooperativa (1882).


Nel 1928, per volere del regime fascista vennero riunificati i comuni di Villar Dora ed Almese. Questa unione durò fino all'11 aprile del 1955 quando il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi ristabilì, mediante un decreto, la situazione precedente. Il paese ebbe pertanto una sua rinnovata autonomia amministrativa.


La seconda guerra mondiale ha lasciato delle tracce sulla collina della Seja, ove si ancora oggi sono presenti le vestigia delle installazioni della batteria contraerea.


Nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, nella frazione di Borgionera (ma anche in una casa del capoluogo e in seguito nella vicina Rubiana) la famiglia Richetto nascose e protesse dalla deportazione tredici ebrei torinesi tra loro imparentati. Per questo impegno di solidarietà, il 13 settembre 1982, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito ai coniugi Carmelo e Angiola Richetto l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.

LUOGHI DA VEDERE

Castello di Villar Dora
Torre del Colle
Chiesa parrocchiale di Sant'Anastasio
Chiesa di San Rocco
Cappella di San Pancrazio
Monte Caprasio (Rocca Sella)
Collina della Seja e Sentiero Balcone
Aree umide e torbiere delle Tampe

MUSEI

Il Museo della Dora Riparia nella Preistoria (Do.R.P.), attivo dal 2005 al 2011 ad opera di un gruppo di appassionati, ha presentato le vicende geologiche ed antropologiche del bacino idrografico della Dora Riparia nel periodo compreso tra il neolitico e l'epoca attuale.

EVENTI

Si narra che nel medioevo San Rocco, taumaturgo e pellegrino di origine francese, transitasse attraverso la Valle di Susa in viaggio verso Roma, accompagnato dal suo fedele cane. La festa a lui dedicata, celebrata il 16 agosto, è la più importante dell'anno, pur non essendo da un punto di vista strettamente liturgico la festa patronale. Santi patroni della chiesa di Villar Dora sono San Vincenzo ed Anastasio, che però non vengono celebrati se non con una funzione religiosa. San Rocco comprende invece più giorni di festeggiamenti (tradizionalmente tre), nei quali una banda musicale itinerante passa per le vie del paese a distribuire i Sonetti, brevi poesie scritte in piemontese, fermandosi nei vari cortili a suonare un pezzo e a chiacchierare. Il giorno 17 agosto, detto San Rochèt ("piccolo" San Rocco), è il momento della classica merenda sinoira all’aperto (una merenda piuttosto sostanziosa che costituisce anche la cena): un tempo era consumata nei boschi presso la fontana del Prajet, mentre attualmente l'evento è organizzato presso la vicina fontana della Cinà.


Altre manifestazioni nel corso dell'anno sono: la festa di San Pancrazio (e dell'omonima cappella), la Ciliegiata in primavera e la Castagnata in autunno. A dicembre (di norma la seconda domenica del mese) si svolge il Mercatino di Natale con bancarelle e manifestazioni tra piazza San Rocco ed il castello.

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